Colombo

Colombo, la capitale dello Sri Lanka, è un vero inferno. Traffico congestionato ovunque, chiasso e polvere in gran quantità, sembra di essere entrati in un girone dantesco. Mi sono spostata in bus per arrivare a Pettah, sede di un incredibile mercato, con ogni tipo in vendita: i venditori urlano nei loro altoparlanti, è lotta all’ultimo decibel per farsi sentire, mendicanti di ogni genere cercano di impietosire i passanti per un po’ di danaro, un uomo tartaruga dalle gambe amputate sdraiato a terra agita le braccia ed il moncherino più lungo urlando una lunga litania con la bocca sdentata, contorta in una smorfia di dolore, volevo dargli dei soldi ma non ce l’ho fatta ad avvicinarmi, era troppo anche per me, non so se mi abbia più colpita quel roteare o la sua espressione drammatica. Esagerare col marketing può non pagare. In ogni strada ci sono lavori in corso, ad ogni ora del giorno e della notte, polvere, altro rumore, materiali ammucchiati, difficoltà di passaggio. Ho chiesto faticosamente un’indicazione a due poliziotti, pochi parlano inglese qui, per essere rassicurata e sentirmi ripetere che non ci sono pick pockets, ladruncoli qui, rassicurata, mi sono infilata nelle viuzze cariche di mercanzie, qui tutti mi chiamano, tutti, anche chi non c’entra nulla, cerca di vendermi qualcosa, diventa immediatamente intermediario, è la legge del commercio! La mia amica che vive a Mumbai raccontava che le sembra la Svizzera, sono contenta sia venuta lei a trovarmi, non so se avrei potuto farcela… Volevo andare alla Chiesa di San Antonio, oggi è domenica e pare ci sia una statua miracolosa di questo Santo che aiuta per le buone unioni e per la fertilità; le mamme portano le figlie adolescenti, per garantire loro un buon futuro di mogli e madri. Scopro che è molto fuori zona, non vicina al mercato come mi avevano spiegato, qui c’è la Chiesa di San Filippo Neri, tutta un’altra storia, quella che cerco è a Colombo 16, ora sono in pieno centro a Colombo 1, qui i quartieri vengono numerati per orientarsi nel caos di strade e stradine, scoraggiata da questi enormi 15 numeri che ci separano, cambio programma. Tratto l’acquisto di alcuni tessuti, forse di cotone, devo fare parecchi regali, me ne servono molti, il venditore è incredulo, mi fa scrivere il numero di quanti ne voglia sull’immancabile calcolatrice: “twenty, si, ne voglio venti”, confermo, e secondo l’incomprensibile legge del terzo mondo che più oggetti si comprano, più si hanno i mezzi per pagare, mi spara un prezzo totale largamente superiore se diviso al metro di quello della seta del mio bel vestito. Indispettita me ne vado, non sopporto questo trattamento di “favore”, per cadere nelle grinfie dei conducenti di tuk tuk che, chissà perché, con me non vogliono azionare il tassametro, e sono tutti solidali! Chiedo spiegazione all’onnipresente poliziotto, che gentilmente si informa per me su quale bus prendere. È il 138, ma non riuscirò a salirci, il conducente mi indica un tuk tuk, dicendomi che è meglio che vada al mio centro commerciale con quello. Salgo sul 100, so che alla peggio mi riporterà a casa, scopro di essere ad un passo dal Doich Hospital, l’ex Ospedale Olandese, oggi trasformato in centro commerciale. Gironzolo li dentro per un po’ senza trovare nulla di interessante, mi allungo fino alla zona di Forte, una delle più antiche della città, che da sul grande porto commerciale carico di navi, risalgo sul 100 che resta il mio bus preferito e me ne torno in albergo. È molto caldo, perché non riposarsi un po’? Per fortuna lo Sri Lanka non è solo Colombo!



Annunci